L'Addestramento del cane

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Addestrare un cane da tartufo richiede molta calma ed amore. Occorre educarli, addestrarli, convincerli con pazienza e attenzione che ciò che si chiede loro è¨ cosa buona  e gratificante. Per farlo bene bisogna amarli.

Ci sono molte razze canine che possono essere adatte per la caccia al tartufo. Nelle cucciolate il cane da scegliere è quello che è¨ più vivace e con maggiore appetito, non timoroso e che ci dimostri una buona cerca.

  • L’addestramento del cucciolo possibilmente va iniziato verso i tre mesi. Una volta scelto il cucciolo come prima cosa insegniamo al cane a venire al guinzaglio e a stare al piede e seduto ai nostri comandi con tutta la pazienza necessaria. E’ importante quando siamo in fase di addestrament non essere nervosi, perché trasmettiamo negatività  al cucciolo.

 

  • Per prima cosa cominciamo a far giocare il cane con un tartufo nero con scorza grossa in modo che il cucciolo non lo possa rompere. Iniziamo a lanciarglielo in un corridoio e una volta che il cane ha preso in bocca il tartufo va incitato a venire verso di noi per il rilascio di esso, accontentandosi anche se il cane ci lascia il tartufo qualche metro prima. Subito dopo premiare il cane con dei bocconcini appetitosi facendo capire che ha fatto una buona azione.

 

  • Come seconda fase indossiamo dei guanti in lattice in modo che il cane non senta l’odore delle nostre mani; prendiamo un tartufo ben maturo e glielo nascondiamo nel giardino e incitiamo il cane alla cerca del tartufo, nel momento in cui questi trova la “preda” lo incoraggiamo a portarci il tartufo allontanandoci da esso in modo che faccia più metri con lo stesso in bocca.

 

  • Seguiamo lo stesso ragionamento di prima, lo premiamo non solo con dei bocconcini buoni ma con carezze e tono di voce diverso. Non dimentichiamo mai che per il cucciolo deve essere un gioco.

 

  • A questo punto passiamo alla fase successiva,  insegniamo al cane a estrarre il tartufo dalla terra o gergalmente a “raspare”: sempre muniti di guanti nascondiamo il tartufo in un terreno morbido e facile per il cucciolo da raspare. Questo possibilmente va  fatto il giorno prima e il giorno seguente portiamo il cane nelle poste da noi fatte.

 

  • Può capitare che ai primi passaggi il cane non capisca, ma poi con molta calma insistiamo senza esagerare fino al momento in cui vedremo il cane raspare il terreno. Durante questa azione incitiamolo  a prendere il tartufo in bocca e a riportarcelo. Quando queste operazioni sono eseguite con molta naturalezza siamo pronti per uscire in campagna.

 

  • Ogni tipologia di tartufo ha il suo insegnamento:

 

  • partiamo dal marzuolo o bianchetto (in latino Tuber Albidum Pico). Questi ha un odore agliaceo e solitamente è¨ di piccole dimensioni. Portiamo il cucciolo dove riteniamo che ci possa essere questo tipo di tartufo possibilmente nel suo massimo periodo di maturazione in modo che sia più semplice per il cane. Accontentiamoci di pochi  buchi ma fatti bene, corretti. Nella prima annata di raccolta del marzuolo il riporto non è sempre possibile perché il tartufo in questione è piccolo e morbido e facile da rompersi, perciò si consiglia di seguire molto da vicino il cane.

 

  • Si passa quindi al tartufo estivo, scorzone (in latino Tuber aestivum). Qui il cane ha meno difficoltà  nel trovarlo e nell’estrazione facendo il riporto. Accertiamoci sempre di richiudere il buco. A questo punto il cane è¨ in crescita ed ha maturato un pò di esperienza.

 

  • Possiamo cosi passare ad insegnargli a cercare il famoso tartufo bianco (dal latino Magnatum Pico). Qui ritorniamo indietro , prendiamo dei piccoli tartufi bianchi, per noi di poco valore e glieli interriamo in delle buche più profonde. Vista la pregiatezza di questo particolare tartufo, incitiamo il cane ma allo stesso tempo insegniamo ad esso a fermarsi e a ripartire al nostro comando e questo per evitare di sciupare il pregiato tartufo.  Per questo motivo nella caccia al tartufo bianco la pratica del riporto non esiste. L’ obiettivo di un fine addestramento al tartufo bianco sarebbe quello in cui il cane nel momento in cui vede raspando il Magnatum Pico si ferma e aspetta il nostro intervento nell’estrazione e questo lo possiamo ottenere dopo qualche anno di lavoro.

Vi posso garantire che è difficile ma non impossibile.

 

Ci sono dei casi pero dove i nostri fedeli amici possono presentare vari tipi di problematiche:

 

paure o traumi , cani di non più giovane età , o con problemi di rientro, che allungano, o cani che vanno dietro alla selvaggina oppure che non ne vogliono sapere del tartufo.

In questi casi più comuni o con problemi di vario genere o semplicemente se non ve la sentite di fare un addestramento “casalingo” e volete ottenere i massimi risultati dal vostro fedele amico,vi consiglio di rivolgervi sempre    rivolgersi ad un addestratore di fiducia.

Un professionista che abbia  delle buone competenze ed esperienza nel campo.

 

 

All’interno della nostra associazione per fortuna possiamo avvalerci dei consigli ,ma soprattutto dell’operato di un professionista esperto e attento ad ogni esigenza e problematica particolare del nostro  fedele amico a quattro zampe.

 

Cerreti Enrico cell:345-1166508

 

 

Personalmente a meno che non siate già un po’ esperti di addestramento, consiglio sempre ,prima di rovinare il cane, visto che il fine ultimo non è addestrare, ma divertirsi a cercar tartufi, di affidarsi alle mani di chi è più esperto di noi.

Come dicono dalle nostre parti …”ad impiccarsi andiamo dal boia”

 

 

 

 

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